Il Partito Democratico nasce nel 2007 dall'incontro tra due culture politiche: quella riformista e socialdemocratica dei Democratici di Sinistra, erede del PCI e della sua attenzione al lavoro e ai diritti, e quella popolare e cattolico-democratica della Margherita, erede della stagione di Don Sturzo, di De Gasperi e di Aldo Moro. Il PD nasce per tenere insieme queste due tradizioni in un unico campo riformista, europeo, di centrosinistra.
Zola Predosa è uno di quei comuni dove il centrosinistra governa, ininterrottamente, dal dopoguerra. Prima il PCI, poi il PDS, i DS e oggi il PD: una continuità non di colore ma di metodo. Il metodo dell'amministrare con serietà, dell'ascoltare le frazioni, del fare i conti col bilancio prima delle promesse. È la tradizione emiliana del fare — la stessa che ha costruito le cooperative, le scuole materne comunali, i servizi sociali che oggi tutta Europa ci invidia.
In un contesto territoriale tra i più avanzati a livello nazionale — con la provincia di Bologna 4ª su 107 per qualità della vita — Zola Predosa si è collocata tra i primi 20 comuni italiani per benessere complessivo. [1]
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Oggi il PD di Zola conta centinaia di iscritti e vari gruppi di lavoro tematici. Non è un partito di opinione: è un partito di persone che si conoscono per nome, che la sera dopo il lavoro si trovano in sede a discutere di scuola, di ciclabili, di sanità. Della Zola di domani.
Il programma con cui Davide Dall'Omo è stato riconfermato sindaco nel 2024 racconta una scelta precisa: la transizione ecologica come occasione di lavoro, la Casa della Comunità come modello di sanità di prossimità, una nuova generazione di servizi per le famiglie. Una sinistra concreta, che non si nasconde dietro le parole, e che misura le promesse con i cantieri aperti.