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Lo sport è un diritto: 8 milioni per gli impianti di tutte le frazioni

· redazione

Decidere come investire sullo sport è una scelta politica. Lo sport non è un passatempo da riempire nel tempo libero: è uno degli strumenti più concreti…

Interno del palazzetto dello sport di Zola Predosa

Decidere come investire sullo sport è una scelta politica.

Lo sport non è un passatempo da riempire nel tempo libero: è uno degli strumenti più concreti che una comunità ha per stare bene. Per i ragazzi è crescita fisica, ma anche disciplina, capacità di gestire la fatica e la sconfitta, relazioni vere fuori dallo schermo di un telefono; spesso è il primo luogo in cui si impara a stare in un gruppo e a rispettare regole condivise. Per gli adulti e per le persone più anziane è prevenzione e salute: l’attività fisica regolare riduce il rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali, aiuta a tenere insieme corpo e mente e contrasta l’isolamento. E per tutti, a prescindere dall’età o dal reddito, è socialità: il campo, la palestra e la piscina restano tra i pochi spazi in cui persone diverse si incontrano davvero.

Per questo lo sport è, prima di tutto, una questione di qualità della vita, e garantirne l’accesso a tutte e a tutti è un compito dell’amministrazione pubblica, non un lusso. Una comunità si misura anche da quante persone mette nelle condizioni di muoversi, giocare e stare insieme. Sono i valori con cui il Partito Democratico e la coalizione che governa Zola Predosa hanno guidato l’azione amministrativa in due mandati.

Ecco perché la domanda, per l’amministrazione comunale, non è stata soltanto come rimettere a nuovo gli impianti, ma come garantire a tutte le frazioni, e a tutte le età, un’offerta sportiva di qualità che cresca insieme alla città.

Zola Predosa in quindici anni è passata da circa 16.000 a oltre 20.000 abitanti. Il Comune non può allargare le strade alla stessa velocità con cui cresce la popolazione, ma può e deve far crescere i servizi: se aumentano gli abitanti, non devono calare né la qualità né la quantità di ciò che viene offerto ai cittadini.

Da qui i due principi che hanno guidato l’azione amministrativa.

Il primo è la diffusione sul territorio. Altri comuni concentrano tutto in un unico grande polo sportivo e potenziano quello. L’amministrazione comunale ha scelto invece di mantenere e valorizzare gli impianti diffusi — dal Palazola di Zola al Filippetti di Riale, dal centro di Ponte Ronca al campo di tiro con l’arco — perché ogni frazione resti un luogo vivo.

Il secondo è la redistribuzione. Mettere in un’unica concessione tutti gli impianti, quelli che producono reddito e quelli che storicamente faticavano, significa applicare il principio dei vasi comunicanti: le risorse generate dall’impianto che rende di più non restano lì, ma si redistribuiscono su tutti. Così spazi come gli spogliatoi delle palestre scolastiche o il campo degli arcieri ricevono investimenti che, da soli, non avrebbero mai avuto. È una scelta politica precisa, di sinistra: le risorse si prendono dove ci sono e si distribuiscono dove servono.

In cosa consiste il project

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Davide Dall’Omo, ha scelto la finanza di progetto (project financing) in partenariato pubblico-privato anziché il classico appalto. La differenza è sostanziale: nell’appalto tradizionale il Comune costruisce e poi affida la gestione a un soggetto diverso. Qui invece chi realizza gli interventi è lo stesso soggetto che poi gestirà gli impianti per tutta la durata della concessione. Questo cambia gli incentivi: chi gestisce paga le bollette e risponde della manutenzione, e ha quindi tutto l’interesse a costruire impianti sicuri, durevoli ed efficienti dal punto di vista energetico — un tema decisivo in anni di costi dell’energia alle stelle.

Il concessionario, Zola Sport, mette insieme le imprese che realizzano le opere — la parte edile e quella impiantistica — e soprattutto l’Unione Sportiva Zola Predosa: sei associazioni del territorio (Asco, Francesco Francia Pallacanestro, G.S. Riale, Polisportiva Zola, Ponte Ronca e Zola Calcio) che già nel 2018 si erano unite per fare squadra. Il piano prevede circa 8 milioni di euro di investimenti sull’arco della concessione.

Su un punto la giunta è stata intransigente: il contributo pubblico non è un assegno a fondo perduto, ma è stato strutturato come canone di disponibilità legato alle performance. Il gestore incassa l’intero contributo solo se ogni anno raggiunge obiettivi misurabili di servizio e manutenzione, verificati dagli uffici comunali. Se non li raggiunge, non prende tutto. Il risultato si vede già: per ottenere il massimo, il gestore deve tenere davvero gli impianti in ordine, e lo stato manutentivo dei centri è migliorato.

Una scelta difesa nel momento più difficile

È qui che si misura il lavoro dell’amministrazione comunale, e in particolare di chi ha seguito il progetto fin dall’inizio. A guidare il dossier degli impianti sportivi, in entrambi i mandati, è stato Ernesto Russo, già assessore allo Sport e all’Urbanistica e oggi delegato del sindaco allo sport e alla rigenerazione urbana, che del progetto è stato l’artefice già dalla fusione delle associazioni nell’Unione Sportiva Zola Predosa.

La convenzione è stata firmata a febbraio 2022, pochi giorni dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Nel giro di poche settimane il piano economico-finanziario, costruito su altri presupposti, non stava più in piedi: costi dell’energia e delle materie prime in fortissimo rialzo, tassi di interesse in aumento. La sola progettazione definitiva ed esecutiva veniva a costare oltre un milione di euro in più.

La scelta facile sarebbe stata mettere altri soldi pubblici. Non è la strada che l’amministrazione ha imboccato. Quella comoda sarebbe stata lasciar morire l’operazione. Nemmeno. Negli anni successivi sono state messe a punto oltre venti diverse ipotesi di piano per trovare un nuovo equilibrio, tenendo fermi due paletti voluti dal sindaco e dalla giunta: non aumentare l’esborso del Comune e non rinunciare al progetto. Nel frattempo gli impianti non sono rimasti fermi: il concessionario ha già investito circa 1,28 milioni di euro sugli interventi più urgenti.

Da quel lavoro è nato il riequilibrio attuale. La durata della concessione si riduce di un anno (da 24 a 23). Gli interventi sono ripartiti in tre fasi, finanziate con prudenza: la fase più consistente, circa 4 milioni, sarà coperta da un mutuo bancario chiesto dalle società sportive, con il Comune che garantisce solo una parte e la banca che eroga le tranche unicamente dopo il collaudo comunale di ogni stato di avanzamento. I soldi escono a lavoro verificato, non prima.

Gli interventi, già fatti e in arrivo

Nei primi anni si è dato spazio all’urgenza: rifatto il campo da calcio a 11 del Filippetti, che rischiava di perdere l’omologazione; rinnovata l’illuminazione a LED con interventi di efficientamento energetico; rifatti i campi da tennis e la copertura strappata da un evento atmosferico; introdotto il filtraggio a ozono al posto del cloro nelle piscine del Palazola. Le società dell’Unione Sportiva hanno aggiunto interventi propri: la tribuna e il restyling del Filippetti, la sistemazione esterna della piscina, gli spogliatoi delle palestre scolastiche.

Nei prossimi due anni, probabilmente meno, arriva il grosso. Il cuore è il Palazola, l’impianto oggi più sofferente: circa un milione e mezzo andrà sugli impianti tecnologici sotto vasca, che danno segni di cedimento, e oltre un milione sul tetto, più cappotto e nuovi infissi per l’efficienza energetica. Nascerà una nuova palestra, più ampia di quella inizialmente prevista, con spogliatoi e un piccolo punto ristoro. Sono in programma il rifacimento del campo da calcio a 9 del Filippetti già quest’estate, il soffitto della palestra Francesco Francia e gli spogliatoi di Ponte Ronca. I campi da padel e gli ultimi interventi, compreso il campo arcieri, sono collocati in una terza fase, più avanti, quando il mutuo sarà stato ripagato.

C’è poi un dettaglio che convince anche sul piano del metodo: un fondo annuale dedicato alle piccole manutenzioni straordinarie che, se non speso, si accumula negli anni invece di andare perso.

I benefici per i cittadini

In sintesi, cosa portano a casa le cittadine e i cittadini di Zola:

  • Impianti più sicuri e più sani, perché chi li gestisce ha l’interesse diretto a tenerli in ordine e perché il contributo pubblico è legato a obiettivi di manutenzione verificati ogni anno.
  • Consumi e bollette più bassi, grazie a edifici a energia quasi zero, cappotti, infissi nuovi e illuminazione efficiente: meno sprechi e meno emissioni.
  • Più spazi e più sport, con una nuova palestra, nuovi campi e nuove discipline, in una città dove la domanda cresce di anno in anno.
  • Sport in tutte le frazioni, perché la scelta dell’amministrazione è stata di non concentrare tutto in un solo polo ma di tenere vivi i presìdi del territorio, comprese le palestre scolastiche.
  • Soldi pubblici spesi bene, perché l’operazione è stata riequilibrata senza aumentare l’esborso del Comune e con erogazioni vincolate al collaudo dei lavori.

Per il Partito Democratico e per la coalizione che governa Zola Predosa lo sport non è un capitolo di bilancio: è uno strumento per tenere insieme una comunità che cresce. La scelta del project financing e la tenacia con cui l’amministrazione comunale l’ha difesa anche quando il contesto economico l’aveva resa improvvisamente più difficile va esattamente in questa direzione.