Dal 25 marzo 2026, alla Casa della Comunità di Zola Predosa, è attiva l’Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT) della medicina generale. Zola è stato uno dei primi…
Dal 25 marzo 2026, alla Casa della Comunità di Zola Predosa, è attiva l’Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT) della medicina generale. Zola è stato uno dei primi territori della provincia di Bologna a vederla partire. È una novità importante, e in queste righe vogliamo spiegare bene cosa significa per chi vive qui — e soprattutto perché, per noi del Partito Democratico, una notizia come questa non è un punto d’arrivo, ma l’ennesima tappa di un impegno che viene da lontano e che ha a che fare con un’idea molto precisa di cosa deve essere la sanità in Italia.
Cosa sono le AFT, in parole semplici
L’Aggregazione Funzionale Territoriale è un gruppo di medici di medicina generale (i nostri medici di famiglia) che lavorano insieme nello stesso territorio, condividendo protocolli comuni, strumenti informativi aggiornati e percorsi di assistenza primaria pensati per accompagnare le persone nel tempo.
Gli ambulatori AFT sono il luogo fisico dove tutto questo prende corpo. Sono situati principalmente all’interno delle Case della Comunità e sono aperti dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato; nelle Case della Comunità più grandi è prevista anche l’apertura diurna nella giornata di domenica. Nelle ore notturne e nei festivi resta attiva la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) al numero 051 3131, mentre per le emergenze sanitarie c’è sempre il 112.
I vantaggi per chi vive a Zola Predosa
Cosa cambia, concretamente, per una famiglia di Zola?
- Il proprio medico di fiducia resta il riferimento. Il cittadino continua ad avere come primo punto di contatto il proprio medico di medicina generale. La novità è che, se il proprio medico non è disponibile, ci si può rivolgere all’ambulatorio AFT ed essere visitati da un altro medico della stessa AFT e, se necessario, anche da un qualunque altro ambulatorio AFT dell’Azienda USL di Bologna.
- Più ore di apertura, accesso diretto. Dalle 8 alle 20, sei giorni su sette. Per chi lavora, per chi ha figli a scuola, per gli anziani, è un cambiamento concreto di tempo e di dignità.
- Nessun ticket. Per tutti i residenti che hanno l’assistenza sanitaria in Emilia-Romagna, all’ambulatorio AFT non si paga il ticket. È un dettaglio che fa la differenza, perché ricorda a tutti che l’assistenza primaria deve essere un servizio per ogni cittadino, non un costo.
- Per cosa si va all’AFT. Per i bisogni non urgenti ma indifferibili, cioè quegli stessi problemi di salute per i quali si va dal proprio medico di fiducia: una visita, una valutazione clinica, una piccola diagnostica di base. Non sono indifferibili — e quindi non sono di competenza dell’AFT — un certificato di continuazione di malattia, la richiesta di esami del sangue di routine, il rinnovo di una prescrizione farmaceutica per una terapia di lunga durata.
- Meno corse al Pronto Soccorso. Tante situazioni cliniche non urgenti finiscono in PS solo perché non si sa dove andare. Con un ambulatorio AFT aperto tutto il giorno, quelle situazioni si risolvono dove devono risolversi: vicino a casa, in tempi brevi. I primi dati dei territori dove le AFT sono già attive lo confermano: la quasi totalità dei percorsi clinici si chiude dentro l’ambulatorio stesso.
- Una sede chiara. L’AFT ha la sua casa nella Casa della Comunità di piazza Di Vittorio. Un luogo solo, riconoscibile, dove trovare medicina generale, infermieri, sportello unico di accesso, servizi sociali.
A che bisogno risponde
Le AFT non nascono dal nulla. Rispondono a problemi reali, di cui tutti parlano da anni:
- L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità. Più anziani, più malattie croniche, più bisogno di una sanità che segua le persone nel tempo, non solo quando c’è l’emergenza.
- L’eccesso di pressione su ospedali e Pronto Soccorso. Quando il territorio è debole, l’ospedale si intasa. Le AFT alleggeriscono la pressione spostando dove serve le cure che possono essere fatte sotto casa.
Cosa accadrà adesso a Zola
A Zola, l’AFT è partita prima di altri territori e questo è un risultato di cui essere orgogliosi. Da qui in avanti, l’obiettivo è semplice: far funzionare al meglio quello che è stato costruito, ampliarlo dove serve, integrarlo sempre di più con i servizi sociali.
Significa, nei prossimi mesi e anni:
- Consolidare gli orari estesi dell’ambulatorio AFT e farli conoscere a tutti i cittadini.
- Far crescere l’integrazione fra AFT, infermieri di comunità, Punto Unico di Accesso (PUA) attivo dal luglio 2025 ogni mercoledì, e Sportello Sociale del Comune — che oggi, non a caso, è anch’esso fisicamente alla Casa della Comunità.
- Continuare a investire negli spazi e nel personale, perché la riforma sulla carta funziona solo se ci sono i muri, le scrivanie e soprattutto le persone.
- Pretendere, come amministrazione e come comunità, che la Regione e lo Stato non lascino mai mancare le risorse: la sanità di prossimità è una promessa che si mantiene solo se la si finanzia ogni anno.
Da dove veniamo: un lavoro che dura da decenni
Tutto questo, a Zola, non accade per caso. Accade perché da decenni le amministrazioni del nostro Comune — guidate dal Partito Democratico e dalle forze che ne hanno preceduto la nascita — hanno scelto, ogni volta, di mettere la sanità di territorio fra le priorità del bilancio, del piano dei lavori pubblici, delle relazioni con l’AUSL e con la Regione.
Le tappe più recenti parlano da sole.
Gennaio 2017. Il preesistente poliambulatorio di piazza Giuseppe di Vittorio viene ampliato e ristrutturato dall’AUSL di Bologna con un investimento di 360.000 euro, e diventa la Casa della Salute Lavino-Samoggia: 2.400 metri quadrati su due piani, 47 professionisti, ambulatori dei medici di base, assistenza domiciliare, pediatria di comunità, consultorio familiare, salute mentale, neuropsichiatria infantile, cardiologia, ginecologia, fisiatria, fisioterapia.
Ottobre 2024. Secondo grande ampliamento, finanziato con 532.650 euro di fondi del PNRR Missione 6 Salute. I lavori, condotti da agosto 2023 a luglio 2024, hanno recuperato il porticato sul retro dell’edificio e creato nuovi spazi per la Neuropsichiatria infantile, il Servizio Dipendenze Patologiche, gli infermieri, gli assistenti sociali, gli educatori. Nello stesso passaggio, la Casa della Salute diventa Casa della Comunità.
Luglio 2025. Apre il Punto Unico di Accesso (PUA) e lo Sportello Sociale del Comune si trasferisce alla Casa della Comunità: sanità e servizi sociali finalmente nello stesso luogo, lo stesso giorno, per chi ha bisogno di un orientamento serio davanti a situazioni complesse.
Marzo 2026. Parte l’AFT.
Quattro tappe in nove anni. Sempre lo stesso edificio, sempre la stessa direzione: più servizi, più ore di apertura, più professionisti, più integrazione. Mai un passo indietro.
Perché per noi la sanità pubblica è un principio, non uno slogan
Arriviamo al cuore di questo articolo. Perché un partito locale dovrebbe occuparsi così a fondo di una riorganizzazione dei medici di famiglia? Perché un Comune dovrebbe spendere energie politiche per ogni metro quadrato in più dato all’AUSL?
La risposta è semplice e, per noi, non è negoziabile.
Per noi la salute è un diritto, non un servizio. È scritto nell’articolo 32 della Costituzione e nella legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Questo non significa che la sanità è “un servizio che lo Stato può anche offrire, se gli avanzano i soldi”. Significa il contrario: significa che la salute viene prima, e che il bilancio pubblico deve trovare il modo di garantirla.
Per noi la sanità deve essere universale. Le AFT, le Case della Comunità, il PUA, gli sportelli sociali, gli ambulatori specialistici — tutto questo funziona se è per tutti, indipendentemente dal reddito, dal lavoro, dal codice postale. Quando si lascia che la sanità diventi un mercato, la prima cosa che succede è che chi può pagarsi il privato continua a curarsi, e chi non può aspetta. Noi non ci stiamo. Una comunità si misura su come tratta le persone che non hanno alternative.
Per noi la sanità deve essere di prossimità. Curare bene non significa solo avere ospedali bravi. Significa avere un sistema che trova le persone prima, nel quartiere, nella frazione, sotto casa: prevenzione, medicina di base, infermieri di comunità, consultori, salute mentale, sociale e sanitario nello stesso edificio. È questa la rivoluzione che le Case della Comunità e le AFT cercano di portare, e che noi sosteniamo da sempre.
Per noi la sanità si difende soprattutto quando è scomoda. È facile dire “sanità pubblica” nei comizi. È più difficile, ogni anno, votare i bilanci che la finanziano; firmare le convenzioni con l’AUSL; trovare gli spazi; assumere le responsabilità di un cantiere; rispondere ai cittadini quando un servizio non parte nei tempi. A Zola, quel lavoro lo facciamo. E lo facciamo con un riferimento di valori che non cambia con il vento.
Per noi la sanità è uno dei modi concreti in cui si tengono insieme le persone. Una sanità pubblica forte è il contrario della solitudine: è la promessa che, davanti alla malattia o alla fragilità, non sei da solo. Non sei lasciato al mercato, non sei lasciato a te stesso, non sei lasciato indietro. Questa promessa, in questi anni, è stata messa in discussione: dal definanziamento del SSN, dall’idea che il pubblico sia sempre uno spreco, dalla tentazione di scaricare sui cittadini con la spesa privata quello che dovrebbe essere garantito a tutti.
La nostra risposta, a Zola Predosa come altrove, è opposta. È un lavoro che non si esaurisce: nasce dall’ascolto dei bisogni delle persone e continua nel tempo, pezzo dopo pezzo, perché costruire una comunità più giusta richiede presenza, cura e continuità.